Il grande chitarrista coadiuvato da Staffan Astner ha trascinato il pubblico con la sua musica densa.


Betti Paraboschi - Libertà 11 dicembre 2011

Lo aveva dichiarato senza incertezze proprio dalle colonne di Libertà: «Il blues è comunicazione fra l'individuo e Dio o, se vogliamo, tra l'individuo e l'ambiente che lo circonda, per esorcizzare una vita di oppressione». Certo non si sa se di oppressione si tratti nel caso di Eric Bibb, bluesman e fine chitarrista di New York che l'altra sera ha aperto la rassegna del Gospel Fest 2011 curato dalla cooperativa Fedro; resta il fatto però che la location scelta, la chiesa di Santa Maria di Campagna, si è rivelata una decisione vincente per testimoniare quanto il blues possa rappresentare davvero un canale privilegiato di comunicazione fra l'uomo e Dio. Ben lo ha dimostrato lo straordinario concerto dell'altra sera, che ha visto accorrere nella chiesa di via Campagna un'infinità di piacentini, appassionati di blues e fedeli Lo aveva dichiarato senza incertezze proprio dalle colonne di Libertà: «Il blues è comunicazione fra l'individuo e Dio o, se vogliamo, tra l'individuo e l'ambiente che lo circonda, per esorcizzare una vita di oppressione».
Certo non si sa se di oppressione si tratti nel caso di Eric Bibb, bluesman e fine chitarrista di New York che l'altra sera ha aperto la rassegna del Gospel Fest 2011 curato dalla cooperativa Fedro; resta il fatto però che la location scelta, la chiesa di Santa Maria di Campagna, si è rivelata una decisione vincente per testimoniare quanto il blues possa rappresentare davvero un canale privilegiato di comunicazione fra l'uomo e Dio. Ben lo ha dimostrato lo straordinario concerto dell'altra sera, che ha visto accorrere nella chiesa di via Campagna un'infinità di piacentini, appassionati di blues e fedeli "seguaci" del Gospel Fest, ma anche semplici curiosi che all'esibizione di un grande del blues non hanno voluto mancare.
Le promesse sono state rispettate: Bibb ha saputo offrire l'emozione di uno straordinario concerto, l'immersione nella moderna tradizione afro-americana della quale il bluesman ama definirsi un cantastorie, o meglio un autentico "trovatore". Completo nero, camicia turchese e l'immancabile cappello da gaucho in feltro scuro: così si è presentato Bibb ai piacentini, sull'altare di Santa Maria di Campagna.
Ad accompagnarlo, in quello che a tutti gli effetti si è configurato come un viaggio affascinante fra le suggestioni del blues più autentico, il chitarrista svedese Staffan Astner, fido compagno di esibizioni e di avventure capace di dargli corda e ritmo.
È il trionfo: Bibb e Astner iniziano a suonare e gli spettatori li osservano, si lasciano ammaliare e cullare dalle melodie calde della tradizione blues. Hanno ragione Davide Rossi ed Ermanno Bongiorni quando, per Bibb, usano la suggestiva espressione che «al fa la puar» ossia «fa la polvere»: e in quella «polvere» sta tutta la cifra di una modalità di canto pastosa e ricca, "polverosa" nel senso in cui è capace di essere nel contempo leggera e densa.
Non ci è voluto tanto perché il pubblico se ne accorgesse: è bastato aspettare un paio di canzoni ed ecco tutti battere le mani, muoversi al ritmo pulsato da Bibb e Astner.
Chi sicuramente se ne è accorto è stato l'assessore Paolo Dosi, che all'inizio della serata ha voluto portare i saluti dell'Amministrazione: «La cooperativa Fedro è riuscita ancora una volta a proporre un'iniziativa che valorizza una tradizione musicale che ha radici antiche e profondamente religiose» ha dichiarato dopo la presentazione della serata da parte dell'organizzatore Seba Pezzani, «a questo proposito è significativo che la serata si svolga proprio in Santa Maria di Campagna, luogo che appartiene alla comunità civile che attraverso la preziosa gestione dei frati riunisce tutta la cittadinanza. Altrettanto importante infine è anche il fatto che, persino in un momento di difficoltà economiche come quello attuale, Fedro riesca comunque a proporre iniziative di alto livello, dimostrando così che alla crisi si può reagire: spero che questo sia lo spirito che animi tutte le iniziative della città».
Certo è che ad animare l'esibizione dell'altra sera sono stati innanzitutto il talento di un ex-ragazzo della Grande Mela cresciuto a "pane e musica", la religiosità di un genere, quello gospel, capace di parlare all'uomo ieri come oggi e infine la bellezza straordinaria di un'iniziativa targata Fedro che rappresenta solo la punta dell'iceberg di tante serate e concerti meravigliosi.

Ultimo aggiornamento (Domenica 11 Dicembre 2011 08:31)